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PFAS nell’acqua in bottiglia

Negli ultimi anni il mondo dell’acqua potabile è al centro di un acceso dibattito in Italia. Analisi indipendenti, test di laboratorio e nuove normative europee stanno portando alla luce una realtà che molti consumatori ignoravano: anche l’acqua in bottiglia può contenere contaminanti indesiderati, come PFAS, microplastiche e tracce di metalli.

Greenpeace ha infatti svolto alcuni test ed hanno constatato che su le 8 marche più vendute di acqua minerale in Italia, 6 hanno mostrato tracce di PFAS, in particolare TFA, a livelli superiore al limite precauzionale di 100 ng/l. Ma quello che ci chiediamo tutti è…

Perché i PFAS si trovano nell’acqua in bottiglia?

I PFAS sono onnipresente nell’ambiente, contaminano falde, sorgenti e corsi d’acqua. Questo significa che possono trovarsi anche nell’acqua sorgiva che poi diventa “minerale” e viene imbottigliata.
I PFAS sono associati a:

  • interferenze endocrine (ormonali),

  • problemi al fegato e al sistema immunitario,

  • possibile aumento del rischio di tumori e altre malattie croniche.

Una soluzione semplice ed efficace

Installare un depuratore domestico di ultima generazione permette di:

  • ridurre PFAS, cloro, metalli pesanti e altre sostanze indesiderate;
  • migliorare gusto e odore dell’acqua;
  • avere acqua sempre disponibile, senza trasporto di bottiglie;
  • ridurre drasticamente l’uso della plastica.

A differenza dell’acqua in bottiglia, il depuratore consente un controllo diretto e costante sulla qualità dell’acqua che si beve ogni giorno, adattando la filtrazione alle esigenze specifiche della famiglia.

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